Wear it Your Way Harvey Whyte
Alcuni trovano il proprio sound in studio. Per Harvey Whyte, tutto è iniziato nel salotto di casa sua, con il pianoforte verticale del bisnonno. Nessuno in famiglia lo suonava, ma era sempre lì, addossato al muro come un semplice mobile. Un giorno, la curiosità ha avuto la meglio su di lui. Ha iniziato a premere i tasti, imparando a orecchio. All'inizio era una cosa sporadica. Poi lo ha lasciato da parte per un po', passando dal pianoforte al rap, registrando brani e pubblicandoli quando aveva 16 o 17 anni.
Man mano che cresceva e iniziava a vedere più mondo, i suoi gusti si sono ampliati. Si sono insinuati altri generi. Si è reso conto che non voleva essere solo un altro rapper; voleva far parte di qualcosa di più grande. Il pianoforte è tornato nella sua vita con un intento preciso. Si è posto una sfida: dedicarci ore e ore, padroneggiare l'arte. Diecimila ore sono diventate il punto di riferimento. Esercitarsi, ogni giorno, finché il suo modo di suonare non parlasse da solo.
Quel mix di disciplina e apertura mentale permea oggi il lavoro di Harvey. Trae ispirazione dalle persone e dalla comunità che lo circondano, alimentandosi della loro vena artistica tanto quanto della propria. Londra, con il suo mosaico di stili e personaggi, ha plasmato il suo modo di concepire la creatività. «Il livello di individualismo qui è altissimo. Ognuno ha un aspetto diverso», afferma. È qualcosa che ha notato confrontando la città con qualsiasi altro posto al mondo. Da adolescente, quando si andava a una festa in casa, l’abbigliamento era semplice: Lyle & Scott Ralph Lauren. Sapevi esattamente a cosa andavi incontro.
Sul set di Wear It Your Way: Futureproof", Harvey è arrivato con calma, osservando l'ambiente circostante prima di mettersi davanti all'obiettivo. All'inizio emanava una sorta di tranquillità, di quelle che ti catturano. Poi, non appena la macchina fotografica ha scattato, il suo atteggiamento è cambiato. Ha preso il sopravvento la disinvolta sicurezza di chi ha dedicato molte ore, sia alla tastiera che nella vita. Si muoveva con una scioltezza che si armonizzava con la luce, giocando con le ombre, immergendosi nell'atmosfera del set.
Tra una ripresa e l’altra, Harvey ha parlato di crescita, di come la sua musica gli sembri ormai la somma di tutto ciò che ha vissuto finora. Per lui il successo non è un punto fisso, ma qualcosa che accade nel corso del processo, nell’atto stesso di creare. Questa convinzione rispecchia il suo percorso: il ragazzino che ha iniziato su un polveroso pianoforte di famiglia sta ora plasmando un sound che è inequivocabilmente suo.
Alla fine del servizio fotografico, era chiaro perché Harvey fosse stato scelto per Futureproof. Lui incarna lo spirito del progetto: artisti che sanno chi sono ma sono ancora affamati di ciò che verrà. La sua storia è ancora in fase di sviluppo, ma le basi sono già state gettate.